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ovvero Le luci della ribalta |
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Diario
26 febbraio 2010
Accelerate: dichirazione d'intenti
Il quattordicesimo album studio dei R.E.M. sembra proprio confermare
l'antico adagio che vuole che i tempi di lavorazione di un disco siano
inversamente proporzionali alla loro qualità (con le dovute eccezioni,
come ad esempio il mitico Born to Run del Boss o Hotel California
degli Eagles, o le conferme, come Chinese Democracy dei Guns 'n Roses): poche elucubrazioni, poche esitazioni, approccio diretto
e veloce, all'insegna del "breve e con fuoco"... la brevità infatti è
una caratteristica dell'album (meno di 35') e di quasi tutte le canzoni
(ben 5 poco sopra i due minuti), sospinte da un furore elettrico che i
vecchi fan stentavano ormai a ricordare. Risale finalmente in cattedra
la chitarra di Peter Buck con i suoi bellissimi arpeggi jingle - jangle e dei suoni in stile Monster,
e Mike Mills torna a diventare protagonista ai controcanti, costante
degli anni della IRS, gli anni della gavetta e della faticosa opera di
consolidamento del successo. Merito probabilmente, più che del nuovo
produttore (Jacknife Lee, già con U2, Bloc Party etc.), dell'abbandono
di quello vecchio, Pat McCarthy, che cristallizza il sound della band
su atmosfere e arrangiamenti elettronici. Queste e altre
caratteristiche delineano perciò un chiarissimo ritorno al passato,
ritorno che comunque non consiste in un semplice affidarsi alla strada
sicura e già battuta, bensì il recupero di un preciso sound tipico del
gruppo ma rivisto alla luce delle diversa sensibilità della band,
cresciuta e maturata, anche musicalmente, dai molti avvenimenti
all'interno e attorno ad essa - il trauma della partenza di Bill Berry,
il terrorismo e la guerra, la presa di coscienza e l'importanza di un
impegno civile e "politico". Di questo risentono anche i testi, anche
se meno esposti rispetto a quelli di Around the sun, ma che gli
danno invece continuità nei toni di fondo, che sono un po' cupi,
incerti, e denotano uno smarrimento e una voglia di risposte, oltre ad
una generale delusione. Ecco qui di seguito delle brevi note per ogni
canzone:
Living well is the best revenge: apre l'album un
breve arpeggio elettrico e introduce una assillante chitarra distorta
che incalza la prima delle cavalcate che sembrano uscite da Lifes rich pageant o da Document. La voce di Stipe, potente e decisa, martella al pari del basso di Mike Mills.
Man-sized wreath:
ottimo pezzo che si distingue per la bellissima prova ai controcanti di
Mike Mills durante l'efficace ritornello. Bello l'intro con le due
chitarre di Buck e Scott McCaughey.
Supernatural Superserious:
primo, trascinante singolo, contraddistinto dalla chitarra a dir poco
tagliente di Buck, dal bellissimo basso melodico e dai controcanti di
Mills. Qualche debito nel modo di cantare di Stipe con Bad day.
Hollow man:
un arpeggio evocativo di piano sembra introdurre un pezzo
introspettivo, poi durante il ritornello batteria e chitarra rompono
l'atmosfera. L'arpeggio di chitarra che accompagna le strofe assomiglia
molto a quello di Talk about the passion.
Houston:
pezzo più breve dell'album, dedicato alla politica del governo in Lousiana nel post uragano Catrina, ma non per questo meno bello.
Arrangiato davvero magistralmente, bella chitarra acustica, un po' Final Straw un po' Swan Swan H, con bellissimi inserti di organo e bel ritornello.
Accelerate: magnifico brano dal tono drammatico e dal ritmo ben sostenuto dalla batteria di Bill Rieflin, sospeso tra le atmosfere di Feeling gravity's pull (gli intro di chitarra di entrambi i pezzi sono parenti stretti) e di Disappear.
Duello alla voce nel bellissimo finale tra Michael e Mike, finale
liberatorio ma disilluso ("Accelerate, I'm incomplete"... siamo lontani
dal "I am free" di Up).
Until the day is done: elegante ballata folk, con molti debiti con Green grow the rushes (da Fables of the reconstruction) e con Flowers of Guatemala,
con le quale condivide anche i temi ecologisti. Bella prestazione alla
chitarra di Buck e grande enfasi nella interpretazione di Stipe.
Mr. Richard:
con questo pezzo l'album riprende il suo suono di chitarra "heavy" ma
il ritmo è più lento e forse un po' ripetitivo. Musicalmente mi ricorda
in qualche parte Hope (probabilmente la tonalità è la stessa).
Bello comunque l'arrangiamento, e interessante il testo che narra di un
tizio indifferente e indolente.
Sing for the submarine:
pezzo più lungo, e forse il capolavoro dell'album, anche perchè
rappresenta bene lo sforzo della band di guardarsi indietro senza
scordare però le esperienze musicali più recenti: probabilmente Driver 8, I remember California o Country feedback avrebbero suonato così se fossero state precedute da Diminished, da Low desert o da You, lo splendido pezzo finale di Monster.
Bellissimo, drammatico brano, sospeso tra atmosfere vecchie e
arrangiamenti splendidi della chitarra, e con un canto celestiale di
Michael Stipe.
Horse to water: trascinante pezzo veloce
con un ritornello irresistibile, che sembra catapultare i fan almeno a
25 anni fa - che so, ho in mente pezzi come Mistery to me o Permanent vacation (contenuto nel dvd Perfect square), scritti quando i nostri avevano 20 anni.
I'm gonna DJ:
l'arrangiamento fa guadagnare molti punti a questo pezzo già pubblicato
in "R.E.M. Live" dell'anno scorso. Bel ritmo serrato, chitarra
energica... breve e con fuoco, come tutto l'album.
recensione
rem
accelerate
| inviato da real_gone il 26/2/2010 alle 14:40 | |
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